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RASSEGNA STAMPA FISCALE

martedì 26 marzo 2019

Il bonus pubblicità resta a secco nel 2019
Giorgio Gavelli - Il Sole 24 Ore - 6
Le imprese non possono richiedere il credito d’imposta sulla pubblicità per l’anno 2019. Mancano le coperture. E’ questa la conclusione a cui si giunge a pochi giorni dalla scadenza prevista dalla legge. Nel decreto attuativo del bonus si legge, infatti, che ‘per accedere al credito di imposta i soggetti interessati, nel periodo compreso dal 1°marzo al 31 marzo di ciascun anno, presentano un’apposita comunicazione telematica con le modalità definite con provvedimento amministrativo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio dei ministri’. Tuttavia, la disposizione istitutiva del bonus ha disposto il finanziamento soltanto per il biennio 2017-2018. Non sono state fatte previsioni per i fondi da destinare al 2019.

Le contestazioni sul bonus R&S portano al ‘credito inesistente’
Diego Avolio e Benedetto Santacroce - Il Sole 24 Ore - 25
L’Agenzia delle Entrate avvia i primi controlli sulle modalità di utilizzo dei crediti d’imposta per ricerca e sviluppo. Sotto i riflettori, innanzitutto, il requisito della novità. A riguardo l’Agenzia ha sempre legato la definizione di prodotto al concetto di innovazione chiarendo che sarebbero fuori le trasformazioni di prodotto che rappresentano un mero ‘adattamento della tecnologia esistente’. Dal punto di vista sanzionatorio gli uffici sono soliti elevare la sanzione per indebita compensazione di un credito d’imposta considerato ‘inesistente per mancanza del requisito costitutivo’, piuttosto che ‘non spettante’. Si tratta di una scelta di non poco conto, dal momento che la sanzione per l’utilizzo del credito d’imposta non spettante è pari al 30% del credito. Nel caso di contestazione di un credito inesistente, invece, si applicherebbe la sanzione dal 100% al 200%, senza possibilità di poter fruire della ‘definizione agevolata delle sanzioni’. Questo approccio è contrario agli obiettivi dell’art. 13, comma 5, del Dlgs 471/1997.

Tollerata l’omissione Iva ‘leggera’
Laura Ambrosi - Il Sole 24 Ore - 25
La Cassazione penale, con la sentenza n. 12906 depositata ieri, ha sostenuto che non è punibile per particolare tenuità del fatto, l’omesso versamento Iva per un importo di 10mila euro sopra la soglia penale. I giudici di piazza Cavour hanno ritenuto fondata la doglianza dell’imputato. In base all’art. 131 c.p. nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta o per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. Spetta al giudice, comunque, valutare caso per caso, secondo i criteri dell’art. 131 c.p. l’esclusione della punibilità in questione. (Ved. anche Italia Oggi: ‘Tolleranza sull’evasione Iva’ – pag. 27)

Per gli accertamenti black list la prova va fornita dal contribuente
Marco Piazza - Il Sole 24 Ore - 26
Le modifiche alla black list Ue non hanno alcun effetto immediato in Italia. Le politiche italiane di contrasto ai Paesi a fiscalità privilegiata si basano, infatti, su provvedimenti del tutto autonomi, anche se influenzati dai lavori della Ue e dell’Ocse. In Italia la black list esiste solo per le persone fisiche e serve ad attivare l’inversione dell’onere della prova riguardo all’effettiva residenza fiscale dei cittadini italiani emigrati nei Paesi indicati nella lista. Non esistono, invece, black list applicabili alle imprese. L’aggiornamento posto in essere dall’Ecofin della lista nera europea ha l’effetto di tagliare aiuti e incentivi. Di fatto sia l’Ocse che l’Unione europea esercitano una forte pressione nei confronti dei paradisi fiscali affinché si adeguino agli standard di trasparenza e correttezza fiscale degli altri Paesi. La persuasione viene realizzata con atti concreti: ad esempio, il blocco dei finanziamenti europei per lo sviluppo sostenibile, per gli investimenti strategici e del Mandato di prestito esterno.

Sui ‘paradisi’ mappa nazionale e Ue non coincidono
Marco Piazza - Il Sole 24 Ore - 26
La lista europea dei Paesi non collaborativi differisce da quella svolta a livello Ocse dal Global forum on trasparency and Exchange of information for tax purposes. La prima è articolata su tre indicatori di rischio, la seconda solo con riferimento alla trasparenza e allo scambio di informazioni. In Italia vige una white list con i Paesi che consentono un adeguato scambio d’informazioni. Questa stabilisce quando un non residente ha diritto di fruire dell’esenzione dall’imposta sostitutiva sugli interessi dei titoli pubblici e di quelli quotati o di alcune altre tipologie di redditi di capitali e di redditi diversi prodotti in Italia. E’ bene ricordare che la detenzione di partecipazioni in società estere localizzate in Paesi ‘non collaborativi’ va indicata nel quadro RW. Otto dei Paesi black list secondo la Ue sono considerati white list in Italia.

La remissione in bonis salva l’opzione nel consolidato con la capogruppo Ue
Giacomo Albano - Il Sole 24 Ore - 27
Con la risposta all’interpello 82/2019, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate fornisce due chiarimenti in merito alla possibilità di applicare l’istituto della remissione in bonis alla mancata opzione per il regime di consolidato orizzontale o tra ‘sorelle’. Il mancato esercizio dell’opzione per il consolidato fiscale ‘orizzontale’ può essere sanato attraverso l’istituto della remissione in bonis, effettuando l’adempimento entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile e versando l’importo della sanzione minima. Al contrario, l’omissione non può essere sanata con la presentazione di una dichiarazione integrativa. Il regime di consolidato orizzontale riguarda le società di capitali italiane controllate da una società residente nella Ue o See.

La cessione di clienti è trasferimento di ramo d’azienda
Giuseppe Carucci e Barbara Zanardi - Il Sole 24 Ore - 27
L’Agenzia delle Entrate, con la risposta 81/2019 di ieri, in merito alla qualificazione di un’operazione quale mera cessione di contratti o vera e propria cessione di ramo d’azienda, chiarisce che la cessione di contratti con la clientela e la contestuale risoluzione del rapporto di concessione in essere tra il cedente e il cessionario si qualifica come trasferimento di ramo d’azienda. Nel caso prospettato in cui si è in presenza di un’azienda rappresentata dai contratti alla clientela sul lato attivo e dal contratto di concessione in merito al passivo, la circostanza in base alla quale contestualmente alla prospettata operazione si risolva il contratto concessorio stipulato tra le parti e il fatto che ad acquistare i clienti sia la concessionaria medesima, consentono all’Agenzia di affermare che l’operazione sia qualificabile ai fini delle imposte dirette e indirette, come cessione di un ramo d’azienda. (Ved. anche Italia Oggi: ‘Contratti con i clienti come rami d’azienda’ – pag. 32)

Antiriciclaggio, ampliata la platea degli obbligati
Valerio Vallefuoco - Il Sole 24 Ore - 27
E’ in consultazione sul sito del Mef lo schema di decreto legislativo recante modifiche al Dlgs 231/2007, in vista del recepimento nell’ordinamento interno della Quinta direttiva antiriciclaggio. La bozza, in linea con gli ultimi orientamenti del legislatore Ue, aggiorna l’ambito soggettivo di applicazione della normativa antiriciclaggio aggiungendo alla lista dei soggetti obbligati i prestatori di servizi di portafoglio digitale e le persone che conservano o commerciano opere d’arte anche quando tale attività è svolta da gallerie d’arte o case d’aste. Con riferimento ai trust, la bozza modificherà la disciplina preesistente per estenderne l’applicazione anche agli istituti e ai soggetti giuridici affini stabiliti o residenti in Italia. Novità in arrivo anche in tema di verifica della clientela, con una serie di previsioni destinate ad intensificare gli adempimenti nel caso di rapporti continuativi o di prestazioni professionali ed operazioni che coinvolgono Paesi terzi ad alto rischio. (Ved. anche Italia Oggi: ‘Titolare effettivo più semplice’ – pag. 29)

Aliquota al 10% anche per i box autorimesse
Giovambattista Palumbo - Italia Oggi - 27
Con l’ordinanza n. 1129/2019 la Corte di cassazione ha affermato che possono godere dell’aliquota Iva al 10% anche i box autorimesse, pertinenze di abitazioni cedute, anche non contestualmente, da imprese costruttrici agli originari acquirenti. Secondo l’Agenzia delle Entrate l’aliquota agevolata non poteva essere applicata in caso di acquisto separato dei box rispetto alle unità principali, occorrendo la contestualità degli atti. I giudici di legittimità hanno ritenuto non fondata la censura.

Dividendi con un fisco light
Raimondo Rossi - Italia Oggi - 31
Ridotta tassazione alla fonte per i passive income in ambito transnazionale: questa una delle misure previste dal nuovo Accordo tra Italia e Cina per eliminare le doppie imposizioni fiscali firmato a Roma lo scorso 23 marzo. Il documento aggiorna il precedente firmato a Pechino il 31 ottobre 1986. L’accordo dovrà essere ratificato da entrambi gli Stati firmatari ed entrerà in vigore una volta completato lo scambio degli strumenti di ratifica. Tra le misure previste figura la riduzione dell’imposizione alla fonte applicabile nel caso di passive income. Il documento fissa precisi limiti alla potestà impositiva dello Stato della fonte sui redditi realizzati da investitori residenti nell’altro Stato. In caso di dividendi l’imposizione massima nello Stato della fonte è stabilita nella misura del 10% ridotta al 5% ove l’investitore non residente detenga almeno il 25% del capitale della società distributrice per un periodo di almeno 365 giorni.

L’elusione fiscale costa 300 euro a ogni cittadino europeo
Giorgia Pacione Di Bello - Italia Oggi - 31
Ogni anno a ciascun cittadino europeo l’evasione e l’elusione fiscale costano 300 euro. A livello europeo l’evasione potrebbe costare agli Stati Ue quasi 825 miliardi. Di questo si è parlato ieri durante la Plenaria del Parlamento europeo. Nonostante questa consapevolezza l’Unione europea non ha ancora efficaci strumenti fiscali per fronteggiare le diverse pratiche scorrette. Secondo il commissario agli Affari finanziari Pierre Moscovici il sistema fiscale internazionale non è più adatto al nuovo modello economico e va riformato. Per quanto concerne la tassa sui colossi del web il dibattito si è spostato a livello internazionale, mentre per la tassazione minima la Commissione Tax 3 ha proposto un’imposta societaria minima a livello europeo pari al 18%, per cercare di iniziare ad armonizzare il sistema fiscale Ue.

I marchi hanno una scadenza
Valerio Stroppa - Italia Oggi - 32
Il patent box sui marchi non andrà oltre il 30 giugno 2021. Se l’opzione è stata esercitata già per il 2015, ma l’istanza di ruling volta ad ottenere l’accordo con il fisco è stata presentata solo nel 2018, l’agevolazione sarà più breve rispetto al quinquennio originario. In nessun caso sarà possibile sforare il termine fissato dall’Ocse per metà 2021. E’ quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate nel principio di diritto n. 11 del 2019. Il chiarimento interviene sulla detassazione dei redditi derivanti dallo sfruttamento economico dei beni immateriali d’impresa.

Fondi Ue al consorzio irrilevanti per l’Iva
Valerio Stroppa - Italia Oggi - 32
I fondi europei per lo sviluppo erogati da una regione a un consorzio agricolo sono irrilevanti ai fini Iva. Le somme concesse sono infatti equiparabili a una movimentazione di denaro e perciò fuori dal campo di applicazione dell’imposta. Ad affermare questo principio è l’Agenzia delle Entrate in risposta all’interpello n. 80 del 2019. Il quesito era stato avanzato da una cooperativa agricola, soggetto passivo Iva, che aveva ottenuto i fondi messi a disposizione da un bando regionale per la realizzazione di interventi destinati a ridurre il rischio di incendi.